lunedì 15 marzo 2010

Sui "Draghi"

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Il Medioevo è tra l'altro il periodo della sfrenata fantasia, nel quale compaiono le ipotesi più disparate e si diffondono le leggende più incredibili. Proprio quello che succede quando a dominare è la credenza nei dogmi religiosi e la totale ignoranza dei fatti naturali viene compensata appunto dalla pura immaginazione. Una tipica testimonianza di tale clima, e che ha attinenza con l'argomento dei fossili, si ha con i "bestiari" e i "lapidari"; i quali in quest'epoca, insieme agli "erbari", si producono e diffondono un po per tutta Europa. Si tratta di opere letterarie composte per lo più da monaci, spesso anche molto pregiate, che a tutta prima si possono definire i manuali di zoologia e mineralogia di allora. E che infatti sono tali solo con notevole approssimazione, poiché in essi si trova di tutto e di più. Così i lapidari si presentano come un elenco delle pietre per lo più preziose allora conosciute, delle quali vengono descritte però proprietà del tutto fantastiche. In primo luogo queste opere sottendono una concezione che era già viva ai tempi di Aristotele, e cioè la credenza che i minerali fossero esseri viventi, solo con un ciclo vitale più lento rispetto ai vegetali, e li si distingueva addirittura in maschi e femmine! Si riteneva perciò che essi avessero proprietà curative, come le erbe, con la differenza che il loro effetto non si otteneva per ingestione, bensì portando le pietre addosso, quasi sempre al collo, più come amuleti che altro. Infatti le pietre non avevano solo proprietà terapeutiche contro le malattie nel senso medico del termine, ma fungevano anche come protezione dai pericoli, reali o immaginari che fossero, nonché come porta fortuna e felicità. Inoltre avevano anche un significato astrologico, e soprattutto era immancabile il loro significato simbolico, sempre relativo a personaggi o vicende della Bibbia. Certo, gli autori medievali non si erano inventati tutte queste cose, perché fin dall'antichità praticamente tutte le civiltà avevano attribuito alle pietre un valore magicamente terapeutico, oltre che commerciale. Ed è ancora una volta dalla Mesopotamia e dalla Grecia che quelle credenze erano giunte in Europa. Infatti, per quanto i fossili non fossero riconosciuti per quello che sono realmente, pure fin dall'Età del Bronzo esistono testimonianze archeologiche di un loro uso, per lo più ornamentale o di corredo funebre, non diversamente da quello che si faceva con le gemme e le pietre preziose. Anche le fantastiche figure dei Draghi, presenti un po a tutte le latitudini fin dall'alba delle civiltà, a partire dall'Asia centrale fino alle mitologie egizia e babilonese, risalgono probabilmente al ritrovamento di resti fossili di dinosauri. Proprio così come i giganteschi Ciclòpi dei miti greci, tra i quali l'omerico Polifemo, si devono alla scoperta dei teschi fossilizzati di elefanti nani preistorici, fatta proprio nella Magna Grecia siciliana. Solo che con l'avvento del Cristianesimo si pensò bene dal depurare queste credenze da tutti i contenuti paganeggianti, finendo per attribuire solo a Dio tutte le supposte proprietà miracolose delle pietre.
Tuttavia è con i bestiari che gli autori medievali danno il meglio di sé. Anche in questo caso si tratta di elenchi che raccolgono e descrivono gli animali più disparati, molti dei quali però del tutto immaginari, e però considerati veri esattamente come gli altri. Né mancano i riferimenti simbolici alla Bibbia, da dove tra l'altro si ricavano le "prove" dell'esistenza di tali creature per lo più mostruose. Così i bestiari si proponevano come enciclopedie di uno pseudo sapere scientifico, e al tempo stesso come catechesi di dottrina religiosa, soprattutto in materia morale. Ma non solo, perché in questo caso si trattava anche di vere e proprie opere d'arte, in quanto gli animali fantastici venivano non solo descritti, ma anche raffigurati, e tali immagini terrificanti erano poi affrescate nelle chiese, ad uso e consumo di tutti. Né si trattava di operazioni casuali, perché è evidente che la credulità, l'ignoranza e la paura sono sempre andate a braccetto.
Inutile fare l'elenco di tutte le creature mostruose che si possono rintracciare nei bestiari, generalmente recuperate dal mondo classico precedente. Faremo riferimento piuttosto a quelle che più ebbero presa nell'immaginario medievale, tenendo presente che in tutti i casi è più che probabile come quegli esseri leggendari debbano la loro origine al ritrovamento delle ossa fossilizzate di enormi animali, come i mammut e i rinoceronti lanosi estiniti, o anche di cetacei allora sconosciuti. Scoperte avvenute solitamente in Asia centrale e orientale, i cui miti sono in seguito trapassati dall'estremo al medio Oriente fino a giungere in Europa. Cominciamo dal Grifone, che si suppone derivato dai resti di un dinosauro erbivoro dal becco adunco vissuto in Asia più di settanta milioni di anni fa, e interpretato come una creatura con il corpo di leone, la testa, le zampe anteriori e le ali di aquila, nonché la coda di serpente. In antichità era considerato un simbolo del potere divino e un guardiano della divinità. Senza dimenticare la mediazione ebraica di questa credenza, essendo che il termine greco di Grifone corrisponde all'ebraico Cherubino, il quale a sua volta deriva dal babilonese Kuribo, che vuol dire demone alato di guardia. Interpretazione che trova riscontro nel fatto che nella Bibbia i Cherubini, a differenza degli altri "angeli" messaggeri, sono i custodi addetti alla protezione dell'albero della vita o dell'arca dell'alleanza o della casa e del trono di Dio. Laddove nella cristianità medioevale questa creatura divenne simbolo di Gesù Cristo, nel senso che essendo animale di terra e di aria esso rappresentava la doppia natura, umana e divina, del dio. Poi c'è il Fauno, una figura della mitologia romana che corrisponde al Satiro dei Greci, raffigurato come un essere umano con le corna, le zampe e la coda di capro. Nemmeno a dire come questa diventerà l'immagine canonica del diavolo! Ma anche la Fenice è degna di nota, quell'uccello mitologico noto per la sua presunta capacità di rinascere dalle proprie ceneri. Questa leggenda è di origine egizia ed è poi trapassata in Grecia, ma non senza trovar credito anche presso gli Ebrei. Di questi ultimi circolava una leggenda secondo la quale la Fenice godeva di quella proprietà grazie a Dio, essendo stato quello l'unico animale a non cibarsi del "frutto proibito". Altrimenti questa immagine rappresentava il risorgere degli dèi o anche del Sole, laddove per i primi Cristiani essa simboleggiò non solo Gesù, ma anche la promessa di resurrezione e immortalità che sarebbe toccata ai fedeli, come dimostrano le raffigurazioni della fantasiosa creatura ritrovate fin nelle catacombe e poi nelle chiese, spesso sotto le sembianze del pavone. Ma la creatura favolosa che sovrasta tutte le altre è senz'altro il Drago, al quale abbiamo già fatto cenno all'inizio, e che nell'immaginario ebraico cristiano assume una posizione di tutto rispetto. Innanzi tutto la parola drago deriva dal greco drakon, che vuol dire serpente, e già questo particolare la dice lunga sul significato che è stato attribuito a questo presunto essere, generalmente descritto come una creatura simile a un enorme serpente, con grandi arti anteriori e posteriori, dotato di fauci enormi e artigli taglienti, con il corpo pieno di squame protettive e capace nella maggior parte dei casi di sputare fuoco e di volare grazie a grandi e potenti ali. Nella Bibbia basta pensare alla vicenda di Eva per intuire come il serpente non sarà poi altro che il diavolo, e come lo sputare fuoco del Drago non sia che un indizio della sua natura infernale. Ma anche il Leviatano, il terrificante serpente marino (Salmi 104, 25-26 e Isaia 27, 1) rientra sotto questa categoria, nonché la satanica Bestia dell'Apocalisse giovannea (cap. 12). Né, per fare anche un solo esempio, si può trascurare il parallelo evidente che esiste tra il serpente-Drago Pitone ucciso da Apollo, il Drago babilonese ucciso dal biblico Daniele, e il Drago di epoca medievale ucciso da S. Giorgio, solo il più noto tra gli eroi cristiani che hanno compiuto una tale impresa. Per non dire delle almeno cinque o sei chiese in Italia che espongono reperti fossili spacciati per "ossa di Drago", in genere costole di balena lunghe più di due metri e in un caso anche un'enorme vertebra (nella Basilica di S. Giulio, sull'ononima isola del lago d'Orta in Piemonte). Insomma, è del tutto evidente come leggende arcaiche abbiano trovato nel Medioevo un terreno più che fertile su cui attecchire, e come il Cristianesimo si sia prestato senza problemi a far proprie quelle credenze che già praticamente tutte le religioni precedenti avevano escogitato e predicato, sulla base del totale fraintendimento di un fenomeno naturale com'è quello dei resti fossili.

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