mercoledì 21 gennaio 2009

Follie istituzionali

In questa tragica storia il manicomio ha davvero avuto una sorte singolare e paradossale. Sì perché, se questa istituzione è stata ora abolita, occorre però riconoscere che la sua origine ha avuto una valenza schiettamente positiva, e anzi ha segnato una svolta progressista teorica e pratica di grande rilievo. È successo a Parigi verso la fine del ‘700, forse non a caso nel periodo caldo della Rivoluzione. Ebbene è un certo Philippe Pinel ad essere indicato come il primo che significativamente ha liberato i folli dalle catene carcerarie alle quali erano costretti, indicando nella malattia mentale il discrimine tra loro e le altre numerose categorie devianti della società. Da tale sacrosanta, veramente rivoluzionaria presa di coscienza,- da tale inedito criterio che da allora in poi avrebbe distinto tra chi dovesse giustamente scontare una pena e chi invece necessitasse piuttosto di una terapia- è sorta l’istituzione manicomiale, dove i malati vennero trasferiti per ricevere assistenza. Poi va be’, insieme al paziente e all’ospedale è comparso anche il medico psichiatrico, quella nuova figura dello scienziato specialista della follia, con la sua nuova pratica del trattamento psichiatrico, sulla cui tragica storia ognuno si può facilmente documentare. Insomma il manicomio, istituito allo scopo di curare, si è poi invece verificato proprio come ciò che ha impedito la cura. Distinguere il paziente psichiatrico dal comune fuorilegge, rifiutare di accomunare ulteriormente la psicopatologia alla stregua del delitto, ha poi invece fatalmente portato, in nome di una scienza asservita a interessi di parte, alla totale separazione del malato dal mondo.
Fino agli anni Sessanta in Italia, con la battaglia di Basaglia e i suoi, il cui movimento antiistituzionale culmina nella Legge 180 del 1978, che, per prima in Europa, sancisce la condanna e decreta appunto l’abolizione del manicomio. Finalmente tutti hanno dovuto prendere atto di ciò che fino allora solo un ristretto gruppo di addetti andava denunciando, e cioè che l’internamento come cura non è stato se non il falso, ignobile pretesto con cui la psichiatria tradizionale ha fatto fronte alle sue incapacità, nonché l’assolvimento del compito di controllo sociale, tacitamente attribuitole allo scopo di stabilizzare l’ordine costituito.

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