Il totemismo è la prima e più antica forma di religiosità che l’umanità abbia praticato. La sua peculiarità consisteva nell’essere una religione basata su legami di parentela, proprio quegli stessi sui quali era organizzata l’intera società primitiva. In pratica l’oggetto di venerazione era il progenitore, l’antenato delle origini, il quale però risultava essere a sua volta direttamente disceso o da un animale, o da una pianta, oppure da un qualche oggetto e fenomeno naturale, o addirittura da un qualche manufatto umano. Il nesso si instaurava quindi tra i "fedeli" e questo "avo" primordiale, il totem appunto, nei confronti del quale si generava quel rapporto di figliolanza-dipendenza che sarà poi tipico di ogni religione.
C’è da dire che il totem, parola che significa "dello stesso sangue", pur essendo qualcosa di sacro, non era ancora considerato una vera e propria divinità separata e superiore agli uomini, in quanto che il primitivo possedeva una concezione ingenua della realtà, per la quale non esisteva ancora la distinzione dualistica tra terra e cielo, né quella tra corpo materiale e anima spirituale. Non c’erano divisioni, nemmeno della società in classi, e insomma tutto era uno. Per questo l’antenato era concepito nella sua semplice naturalità biologica di essere per così dire in carne e ossa, e dunque non era proprio un dio, bensì appunto il parente da cui i membri della stirpe credevano di discendere.
Occorre precisare che i gruppi sociali primitivi erano costituiti da vari clan, ognuno dei quali corrispondeva alla famiglia, però da intendersi nel senso largo di tutti i parenti insieme. E più clan erano riuniti e compresi nella tribù, che si può considerare il villaggio vero e proprio. Ebbene, all’interno della stessa tribù ciascun clan aveva il proprio totem, appunto perché ogni antenato non può accomunare altro che i membri di una medesima famiglia.
Inizialmente il totem si presenta in genere come un animale. I membri di ciascun gruppo familiare credono che i loro progenitori siano direttamente imparentati con tale animale, e quindi di esserlo essi stessi. Ma non a caso l’animale parente di ciascun clan si rivela essere quello che il clan stesso è specializzato a catturare. Insomma, l’animale cacciato finisce con il far parte dello stesso gruppo cacciatore, ne diventa il simbolo, il protettore, l’antenato appunto. Il che getta luce sull’origine di questo "culto", così strettamente legato alla materialissima esigenza alimentare. Sta di fatto che ogni clan prende a considerare con un certo rispetto il proprio animale, fino al punto da farlo diventare tabù, parola che significa "separato", "tenuto lontano", e quindi anche "proibito". Così per ciascuna famiglia sorge il divieto di cibarsi della carne del proprio animale totem, proprio come è proibita altresì l’unione sessuale tra i membri della stessa famiglia. Dunque cosa succede, che ogni clan scambia il proprio animale con quello dell’altro, di cui gli è permesso nutrirsi, esattamente così come le unioni matrimoniali avvengono tra membri di clan diversi. In questo modo ogni tribù assomiglia a una specie di cooperativa dove ciascuno mantiene gli altri al tempo stesso in cui è mantenuto da essi. Con un’eccezione però, quella del rituale "pasto sacro", l’occasione in cui l’animale parente viene mangiato dai membri del clan cui esso appartiene. Si tratta di una solenne cerimonia, il cui fulcro consiste in una danza che mima le caratteristiche del totem, le sue vicende e anche la sua morte. Ancora oggi tracce consistenti di totemismo sono riscontrabili presso le tribù indigene australiane, ma anche, sebbene in misura minore, in Africa, Sudamerica e Asia.
mercoledì 21 gennaio 2009
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