venerdì 27 novembre 2009

Anno zero


Il terzo millennio? E perché non l’undicesimo? Perché far risalire l’anno "zero" a duemila anni fa, e non invece a diecimila, cioè all’età neolitica, come molto più ragionevolmente dovrebbe essere? L’anno "zero" simboleggia infatti il punto di svolta decisivo della storia umana, che segna il passo, anzi il salto, tra il prima e il dopo. Ebbene, sarebbe dunque un fatto come la peraltro incertissima nascita di Gesù a dividere in due la Storia? In realtà il condizionamento religioso della storia è veramente il colmo: proprio la religione, che con la storia, esattamente come con la scienza, non ha proprio niente da spartire, se non al limite per farne un uso spudoratamente travisante. Come mostra con evidenza ad esempio La Città di Dio, l’opera di agostiniana memoria ancora oggi considerata fondamentale. Eccola la filosofia della storia predicata dai pensatori cristiani: dalla "creazione" di Dio, alla "caduta" di Adamo, alla "redenzione" di Gesù, fino al "giorno del giudizio" finale! Punto e basta! Essendo queste le "tappe" fondamentali della storia "sacra", è facile vedere come praticamente tutto quanto sarebbe dovuto succedere sia già successo una volta per tutte, e il seguito non sarebbe che una trascurabile e accidentale appendice in attesa della fine del mondo! Ma sia chiaro che con ciò non si vuol certo togliere la grande portata storica che l’avvento della religione cristiana ha avuto (e purtroppo ha ancora) sulla nostra civiltà. Solo si vuole mettere in discussione quella divisione della storia che essi stessi, i cristiani, hanno istituito, e che è a tutt’oggi ancora presa per buona. Divisione simbolica, sicuramente, ma che dovrebbe tuttavia essere appunto retrocessa a diecimila anni fa, vale a dire alla Rivoluzione agricola, per davvero il momento prima e dopo il quale le cose sono effettivamente e definitivamente cambiate nella storia degli uomini.

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