lunedì 30 novembre 2009

Lavoro e denaro

Il lavoro è l’attività vitale degli uomini. Che pure, chissà perché, si rivela essere la più dannosa e funesta. Per capirlo è necessario saper distinguere il cos’è dal com’è, il lavoro, proprio perché le due cose non coincidono, purtroppo per chi lavora! Il fatto è che oggi, e da un pezzo ormai, si lavora per denaro, e lo si fa come se fosse una cosa del tutto naturale. Solo che senza sapere cosa siano in realtà né l'una né l'altra cosa, il lavoro e il denaro. Prima di tutto è bene sapere che non è stato ovviamente sempre così, bensì che questo sistema del denaro succede ormai da un paio di secoli a questa parte, e precisamente dall'avvento della Rivoluzione industriale in poi. In particolare con l'invenzione della macchina a vapore, che ha reso possibile un aumento enorme di quella che fino ad allora era stata la produzione dei beni di consumo, la quale dalla dimensione del laboratorio manifatturiero artigianale si è trasformata nella fabbrica vera e propria. Sia ben chiaro, non è che prima di quella svolta epocale i lavoratori stessero meglio, e anzi quella di diventare operai industriali fu paradossalmente per loro una sorta di liberazione dagli atavici vincoli feudali cui erano soggetti i braccianti contadini. Peccato che con quella "libertà" conquistata sono poi finiti subito dalla padella nella brace! Prima di quella rivoluzione infatti, e da ben diecimila anni, i lavoratori erano stati nella stragrande maggioranza contadini, asserviti agli esponenti della nobiltà e del clero, padroni delle terre. E a costoro toccava prestare la vita e l'opera in cambio di un miserabile sostentamento in natura, senza alcuna possibilità di sottrarsi a quella sorte. Ora si apriva per loro una nuova possibilità, erano "liberi" di lasciare i campi e andare in fabbrica, al "libero" servizio di quella nuova figura dell'imprenditore capitalista, il generale industriale pronto a dare gli ordini e farli lavorare in cambio di denaro. Denaro per il lavoratore, sotto forma di salario, e denaro per il capitalista, sotto forma di profitto! Insomma sempre di denaro si tratta, sebbene in due forme ben distinte, e anzi opposte!
Ora, la moneta esisteva già da ben prima di allora, ovviamente, e anche il suo uso capitale era in voga da ormai quattro o cinque secoli. Ma si trattava di un capitalismo commerciale, che riguardava principalmente la compravendita e il trasporto di merci di lusso da parte di ricchi mercanti per ricchi clienti aristocratici. Con l'avvento del capitalismo industriale invece, questo particolare uso del denaro riguarda anche gli stessi uomini lavoratori, oltre che le merci da loro prodotte. Insomma si crea, accanto al consueto mercato dei beni di consumo, un inedito «mercato del lavoro», vale a dire nien'altro che un "mercato di uomini"! Dove si recano uomini che vendono sé stessi per lavorare in cambio di denaro e uomini che comprano gli altri per farli lavorare! Il che, in un'economia di mercato, c'era quantomeno da aspettarselo!
Ma per capire meglio è necessario anche sapere che esiste un duplice uso che è possibile fare con il denaro: un uso naturale e uno appunto capitale. Con quest'ultimo che è proprio degli imprenditori, commerciali o industriali che siano; e il primo proprio di tutti gli altri, in genere lavoratori e consumatori, ma anche risparmiatori, elettori, telespettatori e quant'altro. Ebbene l'uso capitale è quello che pone il denaro come principio e fine dello scambio, laddove quello naturale è un uso del denaro come semplice mezzo di scambio. Partiamo con l'esempio primitivo del commerciante: costui detiene in mano il denaro, col quale compra una merce, che poi rivende ad un prezzo maggiorato. Il meccanismo imprenditoriale poi sarà sempre questo, di chi appunto mette per prendere, e anzi di chi tende a prendere alla fine il più possibile di quanto ha messo all'inizio. Si vede così come per costui il denaro è appunto il principio e il fine di tutto, laddove la merce che egli tratta non è che un mezzo per quello scopo che egli persegue. Spostiamoci invece ora al mercato del lavoro, dove la merce in compravendita sono appunto i lavoratori. Sì, perché se è vero che la propria libertà e dignità è qualcosa che non si può acquistare, però la si può benissimo vendere. Infatti, se non la propria, si può almeno comprare quella degli altri. Ma osserviamo la scena più da vicino. Innanzi tutto si vedrà come in realtà l’imprenditore non dà affatto lavoro, bensì lo cerca. Egli infatti non offre il lavoro, bensì il denaro, con il quale il lavoro appunto lo compra, lo comanda e lo fa fare.
Esattamente così come il lavoratore in realtà non domanda lavoro, bensì in effetti lo offre, e in cambio del denaro ubbidisce e fa il lavoro. Ed ecco anche che si spiega l'uso naturale che costui fa del denaro. Il lavoratore si presenta sul mercato senza niente in mano, non ha denaro e quindi non può comprare, a meno che prima non venda qualcosa che lo faccia incassare. E cos'ha da vendere, se non se stesso? Solo così egli riesce a ottenere quel denaro che poi gli servirà a comprare ciò che gli serve. Per costui dunque il denaro è un semplice mezzo, il cui fine è l'acquisto della merce di cui ha bisogno, allo scopo di consumarla.
Ebbene, si vede l'opposizione, anzi la contrapposizione che c'è tra i due modi possibili di usare il denaro? E che, per quanto possa funzionare perfettamente il meccanismo, pure si tratta di interessi esattamente contrari? Dell'imprenditore, che fa tutto per profitto, per accumulare denaro al denaro, e per il quale tutto il resto, la Natura e gli uomini compresi, non sono che un mezzo? Nonché del lavoratore che, ridotto a una merce tra le altre, fa tutto per un salario, per vivere e sopravvivere? Insomma, si vede o no che guadagnare del proprio lavoro è giusto, mentre profittare di quello altrui è ignobile, benché sia legittimo farlo? Se no, allora si è proprio ciechi!

Nessun commento:

Posta un commento