Come si spiega il mondo, e la vita in particolare? Si tratta di una causalità creativa di Dio, oppure di una casualità evolutiva della Natura? Queste "cose", insomma, sono state fatte da qualcuno, oppure si sono fatte de sé? La teoria biologica dell’evoluzione, formulata da Darwin nel 1859, spiega come si è prodotta l’innumerevole varietà di esseri viventi che ci stanno intorno, e fa insomma luce sull’origine delle specie, come recita appunto il titolo dell’opera del grande naturalista inglese. Un libro classico e rivoluzionario, che ha sovvertito radicalmente quanto in proposito si era creduto fino allora. Prima infatti si concepiva ogni singola specie, animale o vegetale che fosse, come il prodotto appunto di una "creazione" divina, ciascuna separata e distinta da ogni altra, nonché immutabile e «fissa», cioè così come si presenta una volta per sempre. Con la nuova teoria e le successive ricerche è invece venuto fuori esattamente il contrario, ossia che le specie sono soggette a una dinamica di mutamenti continui, e che le specie attuali derivano da altre precedenti che sono scomparse, dalle quali si sono differenziate ed evolute, trasformandosi gradualmente nel lento e lungo tempo di milioni di anni. Il tutto secondo naturalissime leggi della Natura, che possono anche sembrare miracolose, ma che pure non richiedono alcun tipo di intervento divino. E infatti non c’è dubbio che come gli sviluppi della geologia hanno gettato luce sulla vera storia della Terra, scardinando le ormai insostenibili ipotesi creazioniste e diluvialiste; così la biologia, con l’evoluzionismo, ha fatto altrettanto relativamente alla storia della vita.
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L’evoluzione delle specie è uno straordinario meccanismo della Natura al cui fondamento c’è però il puro caso. Sono infatti le mutazioni genetiche che determinano il primo passo verso la formazione di una nuova specie. E una mutazione del genere non è che un errore nella trasmissione del patrimonio genetico dai genitori alla prole. Ora, nella maggior parte dei casi tale mutazione darà luogo ad un figlio deforme che soccomberà presto. Ma può darsi anche il caso che la mutazione possa risultare vantaggiosa per l’individuo rispetto all’ambiente. Per esempio un uccello che nasce con un becco la cui nuova forma è più adatta a procurarsi un determinato cibo. In tal caso quell’individuo si troverà avantaggiato rispetto ai suoi simili, per cui avrà più probabilità di riprodursi, e di trasmettere così quel particolare nuovo carattere alla sua discendenza, che darà il via alla nuova specie o ad una varietà della stessa specie.
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