venerdì 27 novembre 2009

Materia e forma


Questo è il dilemma sul quale dibattevano gli Antichi, e ovviamente sempre con il chiaro intento di esaltare la forma e denigrare la materia! Già a partire da e soprattutto con Platone! Con il seguente equivoco di fondo, però, che costoto estendevano indebitamente il ragionamento dalle cose all’uomo, traducendolo nel problema fin troppo fittizio del rapporto dualistico tra la materia inerte e corruttibile del corpo, da una parte, con la forma spirituale e immortale dell’anima dall'altra. Nemmeno a dire come questa falsa concezione sia poi trapassata senza problemi dalla filosofia greca a quella cristiana, giungendo così fino a noi, ancora oggi.
Ebbene, ecco come stanno in realtà le cose. Le forme esistono, è vero. Si osserva facilmente come ogni cosa ne abbia una propria (eccetto i fluidi), come pure che si tratta della forma geometrica e fisica dei corpi. Niente a che fare insomma con presunte forme immateriali e invisibili di platonica memoria. Come non esiste un «bello in sé», ma solo cose belle, né un «bene in sé», ma solo cose o azioni buone; allo stesso modo non si danno «forme pure», separate e indipendenti dai corpi, ma appunto solo la forma di una qualche materia. Al limite c’è un caso in cui possiamo ammettere l’esistenza di forme "pure", cioè prive di materia, ed è quello di quando le cose sono rispecchiate nella nostra testa. Com’è ad es. la forma della casa nella mente del geometra che la progetta. Tenendo ben presente però che in tali casi abbiamo a che fare con forme che sono appunto soltanto pensieri, e non anche "cose". I filosofi antichi, da parte loro, ci tenevano invece a insistere sulla pretesa eternità delle forme, contrapposta alla presunta corruttibilità della materia. Cosa che ripetono ancora i preti odierni quando parlano di anima e corpo. Solo che, in realtà, è vero esattamente il contrario. La forma infatti, che poi si risolve nella bellezza delle cose e dei corpi, è proprio per questo la loro esteriorità, quella cioè che si corrompe per prima. Laddove la materia, pur trasformandosi di continuo, ma non potendosi creare, e però nemmeno distruggere, è piuttosto essa stessa propriamente incorruttibile e eterna. La forma è dunque tutt’altro che elemento e principio, sostanziale ed essenziale delle cose, bensì appunto proprio l’opposto. Né tantomeno le forme sono la causa, quanto piuttosto l’effetto delle cose, - la loro bellezza appunto, che però si rivela non certo prima, ma solo dopo, solo quando le cose sono compiute e, appunto, formate.

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