Per capire chi siamo, o anche per tentare di prevedere dove andiamo, non possiamo prescindere da come eravamo e da dove proveniamo. Per questo dobbiamo volgerci indietro, coltivare la memoria del tempo passato, studiare la Storia insomma. Perché è solo per tramite di questa conoscenza che possiamo avere una comprensione adeguata delle cose, di tutte le cose. L'uomo, la vita, la Natura, l'Universo: ogni oggetto di studio, e quindi del sapere, è un oggetto storico, prima ancora che scientifico, ciascuna che ha la sua storia nella Storia. In tale ottica si vede così per esempio che la storia umana è la più recente di tutte, e dunque la più breve; sebbene sia quella che, pur avendo meno storia, però ha fatto più storia. Essa è divisibile in due sezioni, precedente e successiva all’invenzione della scrittura. Perché è proprio questa invenzione che distingue la storia dalla preistoria. Infatti è solo con i primi documenti scritti di cui si è conservata traccia, che si hanno le «fonti» dirette degli avvenimenti accaduti nel passato. Come si sa è successo sei-settemila anni fa, con le civiltà fluviali all'alba della storia, i caratteri cunei formi dei Mesopotamici e i geroglifici degli Egizi. Laddove la nostra scrittura alfabetica vera e propria risale a più o meno tremila anni fa, inventata dai Fenici e perfezionata dai Greci con l'aggiunta delle vocali. Gli studenti sanno come si tratti già di tempi piuttosto lunghi. Se però viene la curiosità di risalire più indietro ancora, allora la scala temporale dei fatti storici si amplia in misura davvero notevole. La stessa preistoria umana risale fino a due - tre milioni di anni fa, e comprende anche tutto il processo di ominazione con gli ominidi. E in questo caso la ricerca storica, cioè accertata, vera, si complica notevolmente; proprio per l'evidente assenza di fonti scritte, nonché per la scarsità e la particolare natura dei documenti di cui in questo caso si dispone per le "prove" dirette, che sono i reperti fossili e quelli archeologici. Ma, a voler retrocedere ancora, dalla comparsa dell'uomo all'indietro, arriviamo ad una scala dei miliardi di anni! Sicché quello che si rivela alle nostre spalle è un vero e proprio abisso, uno strapiombo verticale, dove il tempo trascorso sprofonda, in una misura tale che la nostra mente è incapace di intuire con chiarezza, e può piuttosto soltanto vagamente immaginare. Dunque la stessa preistoria umana a questo punto, che pure ha origini così remote, si rivela un'appendice accidentale se confrontata al tempo smisurato che già era trascorso prima. Secondo la concezione tradizional popolare messa in giro dai preti, l’uomo sarebbe comparso così, come d’un botto. Mentre in realtà egli è appunto l’ultimo degli esseri apparsi sulla faccia della Terra. Ormai è evidente infatti che prima di tutto, e molto prima, si è dovuto formare il mondo stesso, l’Universo in cui stiamo. Poi il Sole con i suoi pianeti, tra i quali evidentemente il nostro. E solo successivamente ancora è comparsa la vita sulla Terra, le cui prime forme risalgono a più di tre miliardi di anni fa! E da allora, da quelle primordiali forme elementari in cui all'origine è comparsa, la vita è evoluta in tutte le sue infinite varietà vegetali e animali, dalle creature più elementari delle origini alle più complesse, prima che giungesse infine a noi, alla formazione della nostra specie attuale.
Insomma è una lunga, lunghissima Storia; e anzi possiamo ben dire che sia una storia infinita! Dobbiamo renderci conto insomma che la notte dei tempi è ancora più profonda e buia di quanto si riesca a pensare. Sapere che il tempo passato è smisurato toglie un po il fiato, un po come quando si scopre che anche lo spazio presente che ci circonda è smisurato, lo spazio infinitamente grande dell’Universo. Per non dire anche dell'universo infinitamente piccolo che si nasconde nella materia. La scoperta di questa dimensione dell’infinito in cui siamo immersi, contribuisce da un lato ad acuire il mistero che ci avvolge, mentre dall’altro ci fa capire quanto piccola è la parte che abbiamo nella Storia, e quanto grande invece la nostra finitezza. Noi che, sulla base della tradizione biblica, ci sentivamo il e al centro di un Universo stabile, limitato e ben definito; e che credevamo come tutto ciò fosse stato disposto in funzione nostra! Che pensavamo l'infinito fosse Dio stesso, "fuori" dall'Universo! Quando in realtà abbiamo invece dovuto prendere atto di quanto siamo minuscoli, fragili, e per così dire gettati in un angolino di uno spazio immenso; un freddo, infinito vuoto, pieno di infinite stelle infuocate! Ecco insomma qualche esempio su cosa si può capire e conoscere già solo volgendoci indietro!
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