E tuttavia anche se fosse così, anche se è andata in questo modo, anche se quell'idea di libertà non fosse dunque altro che questo, cioè un'idea e basta, pure essa esiste e resiste ancora, in tutta la sua logica stringente. D'altra parte ci sono ben altre idee che, come per esempio l'idea di Dio, pure esiste e resiste ancora da ben più vecchia data, e in questo caso anche con molta minor logica! Quindi non c'è proprio niente di strano se quell'idea di libertà come liberazione si presti ottimamente anche oggi per la critica radicale di ogni realtà sociale che vada negata e modificata. Né mancano certo esempi di casi in cui la libertà non si possiede ancora, bensì la si deve piuttosto conquistare ancora. Quindi, se non altro per tale sua funzione anche soltanto regolativa, quell'idea può essere benissimo un movente determinante dell'azione, qualcosa a cui tendere, uno scopo da perseguire, un valore da attuare. Un fine che si rincorre anche non sapendo se e quando mai sarà possibile da raggiungere e attuare. Che però, quando realmente fine a sé stesso, ha un vero proprio valore etico, oltre che sociale. E come tale, al limite, quel fine può anche essere indifferente alla sua realizzazione pratica, perché si impone lo stesso, e anzi proprio per questo, quasi come un incondizionato dovere. Un dovere però non comandato dall'esterno da qualcun altro, bensì libero, che siamo noi stessi ad imporci; e facendolo in cambio di niente, o sia appunto per sé stesso e non solo per noi, né per altro. Semplicemente perché è logico, giusto e bello così.
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Cos’è la libertà, qualcosa che si ha, che si è, che si fa, oppure che si vuole? A prima vista sembra che ho la libertà di essere libero quando posso fare ciò che voglio, in assenza di impedimenti esterni. E va bene. Ma, come si è chiesto Schopenhauer, sono altresì libero di volere ciò che voglio? O il mio volere non è piuttosto già predeterminato dal mio modo di essere; quello che, senza averlo scelto, mi ritrovo ad avere? E in tal caso allora, che libertà sarebbe? Esattamente come se la libertà del baco da seta fosse quella di filare, per riprendere questa volta un'espressione di Nietzsche, un altro che se l'è presa contro la pretesa libertà del volere! E in effetti anche questa forma di libertà, detta anche libertà morale, è quantomeno sospetta, se non altro perché sono i preti e la maggior parte dei filosofi ad averla predicata! Già a cominciare da Agostino per esempio, "santo" e primo grande filosofo cristiano, il quale sosteneva a proposito della libertà una singolare ipotesi: che in pratica noi saremmo liberi, sì, ma di non altro che peccare! E cita il caso di Adamo, il quale a suo avviso sarebbe divenuto libero solo con il compimento del "peccato originale", mentre prima non lo era. Appunto a sottolineare come la libertà sia in pratica volere ciò che non si può, ciò che è proibito. Adamo infatti, prima della "caduta", voleva solo ciò che poteva, perché tutto era permesso, e dunque poteva tutto ciò che voleva. E questo significava, appunto secondo Agostino, agire in completa assenza di libertà! Appunto perché in tali singolari circostanze nemmeno la possibilità di scelta è resa possibile! Solo nel momento in cui mangia il "frutto proibito" Adamo compie il primo atto di libertà, consistente appunto nel disobbedire al comando e trasgredire il divieto. Il ragionamento è certamente contorto, ma non senza essere illuminante, anche sulle conseguenze che comporta. In questo modo infatti la libertà, quale facoltà di peccare, viene immediatamente connotata e concepita come "responsabilità morale": se sei libero di agire nel peccato allora rispondi delle tue azioni, e ne paghi le conseguenze. Di qui il giudizio, la condanna e la pena per i liberi peccatori! Insomma, una concezione morale tipica, questa cattolica, dove c’è un Dio che prima detta il comando-comandamento, con il quale in genere proibisce qualche cosa; poi, attraverso i suoi preti, giudica tutto quello che succede, e castiga o premia chi ha obbedito o meno agli ordini "morali"! Decisamente più attendibile è allora la molto più tarda teoria opposta, secondo la quale non saremmo invece affatto liberi di volere quello che vogliamo, bensì appunto costretti, dal nostro carattere e dalle nostre inclinazioni naturali, che non sono dipendenti da noi più di quanto lo sia ad esempio il nostro aspetto. In questo senso risulta così che siamo perfettamente innocenti dal punto di vista morale. Possiamo essere colpevoli, imputabili, condannabili e punibili solo legalmente, pur con tutte le riserve che si possono fare anche a questo proposito. Ma di sicuro non hanno alcun senso né il giudizio morale, né il premio o castigo che siano; né, insomma, l'ufficio dei preti e le loro invenzioni in questa materia. Tutto sommato, come si vede, la negazione della presunta "libertà morale" si rivela una bella liberazione!
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Di solito si dice che la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella degli altri. Il che dà evidentemente il senso del limite e della limitazione di tale condizione. E però c'è stato Bakunin, il noto esponente dell'anarchismo russo, che su questo argomento ha visto più lontano di così, sostenendo che invece la libertà di ciascuno inizia solo con e attraverso quella degli altri. Nel senso che solo l'altrui libertà è condizione e garanzia della mia, per cui nessuno sarà in diritto di ritenersi libero finché altri saranno ancora in schiavitù. Non è molto ben e bel detto?
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