È definita unanimamente il nucleo fondamentale, cioè elementare, della società umana. Lo dicevano già i Greci, e tutti lo hanno ripetuto in coro dopo di loro. Dunque ben prima ancora dei preti e della Destra, che sono gli attuali strenui sostenitori di questo valore. Ebbene questa istituzione è in realtà così ovvia e naturale solo da dopo che è stata istituita, perché i rapporti di riproduzione tra i sessi non sono evidentemente sempre avvenuti in questa forma che conosciamo oggi. Ma a parte questo, concepita in questo modo com'è oggi, la famiglia solleva quantomeno un’obiezione. Infatti quella familiare è la sfera privata degli individui, che però qui si presume stia appunto a fondamento di quella sociale; la quale ultima rappresenta invece, al contrario, la sfera pubblica. Famiglia e società, così, pur avendo caratteristiche esattamente opposte, vengono poste però l’una a fondamento dell’altra! Ma come può essere? Come può un interesse privato (familiare) fondare un interesse pubblico (sociale)? Non sono forse punti di vista contrastanti e anzi contrari?
Per capirci qualcosa forse è utile distinguere tra la famiglia come fatto naturale, vale a dire la generazione dei figli; e quella come fatto economico, cioè i possedimenti di ciascuna famiglia, figli compresi, attraverso i quali tali possessi si trasmettono. Così infatti si evidenzia il lato in realtà antisociale dell'istituzione familiare. O sia che è già dalla famiglia, e anzi proprio a partire da essa, che sono sempre saltati fuori gli squilibri sociali. Sì perché, così come è praticamente sempre successo e come succede ancora, il destino degli individui è senz'altro già segnato fin dalla (famiglia di) nascita. È chiaro quindi come la famiglia, oltre alla naturale riproduzione biologica degli uomini, costituisce altresì e prima ancora la riproduzione artificiale delle divisioni sociali tra di essi, o sia dei privilegi di alcuni pochi a scapito dei tanti altri. Con l'organizzazione statale e religiosa della società che non ha sempre fatto altro che avallare giuridicamente questo stato di cose, attraverso le leggi sul matrimonio-patrimonio e sull'eredità, per mezzo delle quali gli uomini trasmettono appunto ai loro discendenti non solo il loro naturale patrimonio genetico, bensì appunto anche quello economico artificiale. In questo modo, però, la sfera sociale è solo apparentemente pubblica, essendo che essa si limita a riprodurre fedelmente e a garantire le differenze esistenti già nelle private sfere familiari. Ed è proprio così che poi si è sempre potuto garantire anche un certo ordine sociale, con il figlio di re che avrebbe fatto il re e quello del contadino il contadino.
Per i preti poi la famiglia è, di più ancora, qualcosa di "sacro", e il matrimonio sarebbe stato istituito direttamente da Dio stesso. Ma per costoro, che i vari sacramenti li amministrano, non potrebbe essere diversamente! A parte che la Chiesa ha sacralizzato e consacrato anche la monarchia e l’impero! Tutte "cose" volute e comandate da Dio stesso, di cui i preti sono stati gli "amministratori delegati" qui sulla terra! E a parte l’ironia che loro, preti e suore, proprio i senza famiglia, si fanno poi chiamare padre e madre; e chiamano così anche Dio e la Madonna! Per non dire infine della malefica e vergognosa responsabilità che tutte le religioni monoteistiche e maschiliste, - con la loro istituzione e benedizione della famiglia patriarcale tradizionale - hanno avuto sulla tragica condizione della donna nei millenni.
giovedì 25 dicembre 2008
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