In realtà è l'animale a possedere l'anima, proprio in quanto è animato, cioè a dire che si muove da sé! Bisogna riconoscere che questa "etimologia" della parola emerge già in Platone, uno che di quest'argomento se ne intendeva! Solo che lui questo nesso tra l'anima e l'animale lo lascia solo intravedere, e in un tutt'altro travisante contesto. Nel Timeo egli si riferisce infatti ai corpi celesti, i quali anch'essi secondo lui avevano un'anima che li faceva muovere, e per questo li chiamava appunto "animali" con l'anima che si muovevano da sé! Laddove invece è proprio in relazione ai veri animali che il discorso ha un evidente fondamento. Poiché questo dell'animale animato, anche se solo in senso figurato, è in effetti è l'unico significato "scientifico" che si può concedere alla parola "anima", appunto come princìpio autonomo di movimento! Il che non è ovviamente quanto intendeva dire Platone! E tuttavia è incotestabilmente vero che i vegetali, pur muovendosi nella crescita, stanno fermi. E così in un certo senso i corpi celesti, che compiono sempre lo stesso giro. E tantomeno si muovono spontaneamente i minerali e tutte le cose, il cui moto o quiete dipende appunto da cause a loro esterne. Solo gli animali possono andare dove vogliono, nel senso appunto che si muovono autonomamente. E lo fanno per un motivo molto semplice perché è solo così che hanno modo di procurarsi il cibo. Vale per tutti gli animali indistintamente, sebbene con diversi tipi di moto possibile, come nuotare, volare, strisciare o camminare. Però tutti sono strutturati e dotati di questa capacità, di questo "princìpio" che li fa appunto muovere. Per questo è del tutto appropriato sostenere che tutti gli animali hanno un’anima! È il loro "motore" che hanno in sé stessi, di cui sono fatti, e che li fa vivere.
I preti invece predicano che l’anima sarebbe una prerogativa propria sola dell’uomo. E anzi, proprio quella che distinguerebbe con più precisione l’uomo dagli altri animali. Ma questa loro "anima" è proprio come Dio, che non è né qualcosa, se non un’idea; né sta da qualche parte, se non nella testa degli uomini. Gli Antichi da parte loro erano molto più pignoli, e ritenevano invece che nell’uomo esistessero addirittura tre specie di anime, disposte in ordine gerarchico. Più in basso la vegetativa, che avrebbe presieduto alle funzioni nutritiva, accrescitiva e riproduttiva, presente anche nelle piante. Poi la sensitiva, che avrebbe regolato appunto la sensibilità, nonché il movimento, presente anche negli animali. E su in cima l’intellettiva, propria solo degli uomini. La quale ultima in particolare, identificandosi con l’attività suprema e perfetta del pensiero, finiva per essere considerata per questo altresì immortale. Oggi vorremmo che non fosse più usato, questo equivoco termine di anima. Se poi proprio lo si vuole o deve fare, allora perlomeno si segua l’accortezza degli Antichi, e, sul loro esempio lo si appunto per indicare la facoltà e attività effettivamente più spirituale dell’uomo, che è quella intellettuale e creativa del pensiero e dell'arte. Così, secondo una tale acuta concezione, l’anima (o lo spirito) dell’uomo finirà per trovarsi finalmente da qualche parte, cioè nella sua mente, nella quale finirà per essere. Tanto più che sia la mente che l’anima hanno in fondo proprio le stesse caratteristiche peculiari, essendo entrambe invisibili e immateriali. Così poi, almeno sapremo che il pensiero ha origine e sede nel cervello, esattamente come la digestione ce l’ha nello stomaco, o l'eiaculazione nei testicoli!
giovedì 25 dicembre 2008
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